PALINGENESI

neon>campobase febbraio 2010

PALINGENESI documenta un anno della mia vita. Il 10 ottobre del 2005, in occasione del mio compleanno, mi è stata regalata una nikon coolpix. Lo stesso giorno è finita una storia importante.Per reazione ho cominciato a fotografarmi.Ogni giorno una fotografia. Ogni immagine era la prova del giorno trascorso, di un presente che piano diventava passato. Ho continuato a fotografarmi per 366 giorni: dal 10 ottobre 2005 al 10 ottobre 2006. Una volta scattate, stampavo da sola le fotografie poi le appendevo in casa: tutte in fila.  L’11 maggio 2006 le ho staccate dal muro e le ho riposte in una scatola. PALINGENESI è nato e cresciuto in casa mia.

Palingenesi

PALINGENESI

Sabato primo ottobre 2005 ho scoperto che l’uomo che amavo aveva un’altra donna. Domenica nove ottobre gli ho detto di prendere le sue cose e andare via di casa. Il dieci ottobre era il giorno del mio compleanno. lo stesso giorno, per l’occasione, mi fu regalata una macchina fotografica digitale. La notte ho preso la macchina è mi sono scattata una foto. Era l’alba del mio trentatreesimo anno di vita.Questo è la conseguenza di quel primo scatto. Scattavo le foto e le appendevo. Le foto sono rimaste appese, in sequenza, sul muro della mia cucina. Attaccate di fronte alla tavola, di fronte al mio posto a tavola. L’11 maggio 2006 le ho tirate giù e le ho riposte in una scatola. Mi sono riseduta per la prima volta in quella tavola dopo novantasette giorni e per l’occasione ho cambiato punto di vista. Ero in compagnia. Sola mi ci sono riseduta dopo centocinquanta giorni. La prima foto è la ferita. Come dice l’alchimia ciascuna cosa deve cuocere nel proprio sangue. Mi sono tolta i vestiti e mi sono messa a guaccì. Guardami! Non so più cosa sono. Ho passato la notte seduta in terra a scattare foto. Mi sono addormentata al mattino, accasciata sul divano. La sera dopo sono andata a lavorare allo zuccherificio. Avevo il turno di notte. Tutto mi stava capitando mentre lavoravo immersa nello zucchero. Poi c’è stata una foto per ogni giorno: un’emorragia di immagini. Cercavo di fissare il sentimento dell’attimo, continuamente. Non potevo farne a meno. Dovevo prendere coscienza del mio essere nel divenire. Dovevo prendere coscienza della mia forza. Forza che si dichiarava nel farsi della vita. Fotografare era un modo per cercare di fare pulizia, di catalogare il tempo del dolore per fare in modo che fosse già passato e non più presente. Il quadro è stata la mia casa. Uscire era inutile: ovunque andavo incontravo sempre solo me stessa. Il mondo esterno era finito Quella che espongo è la mia muta simbolica fatta di immagini e abrasioni epidermiche.

Eng

PALINGENESI

Sat 1st. oct 2005 I realized that the man I was in love with had engaged a love affair with another woman. Sun 9th Oct I asked him to leave my flat with all his stuff. 10th Oct was my birthday. The same day I had received a digital camera. In the night I took a picture of myself with that camera. It was the sunrise of my 33rd year. This work is the consequence of that first picture. I used to take selfportraits hanging them from the fist to the last in the kitchen, in front of my table sit. I sat again in my table-sit after 97 days and I changed my point of view. I was with someone. I starded again sitting alone after 150days. The first picture is the wound As alchemy explains, anything must cooks in your own blood. I took cloche off and I standed over the floor. Look at me! I don’t know what I am now. I spent all the night long sat and taking pictures. I fault asleep in the morning flopped down over the coach. The following evening I went to work to the SugarFactory, I had to work during the night. Anything wrong was happening while I was flowing in the sugar. Than there was a pic each day, day by day an image-emorragy. I needed to fix the present time. I needed to understand my becoming. I had to know better my spiritual energy, an energy that was stronger while the time was flowing away: pure palingenesi. Taking pictures was a way to purify my soul, to catalogue my painful times to make it has been happened. The theatre of my pain was my home, red and heavy. Going out was unusefull: wherever I was I always met myself. The entire world outside was finished. This collection of pictures is a symbolic transformation made of injures and images.

technical spec:

365 pictures (19.8 X 19.8) in a white box size 20 x 20 x 20

laser print

valentina venturi

Ravenna 1972

si forma fra l’Accademia di Belle Arti e il e il D.A.M.S. di Bologna.

Nel 1994 si trasferisce ad Amsterdam, dove frequenta la Universiteit Van Amsterdam.

Si interessa alla ricerca fotografica, al video e installazione luce, ma anche al teatro collaborando come light designer con grandi teatri d’Opera europei come l’Operà Royal De Wallone di Liegi, I’Operà di Monte Carlo, l’Operà di Avignone e l’Operà La Monnaie di Bruxelles. Ma anche con compagnie di teatro di ricerca come il Teatro delle Albe (I Refrattari e Per Raffaello Baldini), la Compagnia Monica Francia (Regina, e Cerimonia), Lady Godiva Teatro (Ella e 44). Recentemente ha collaborato con il Gruppo Ponte Radio per la realizzazione dello spettacolo Kroz Ogledalo (al Mess di Sarajevo 2007) e Nero (Palestina, Jenin 2008, Biennale di Venezia 2009 premiato dalla critica come migliore spettacolo presente alla Biennale di Venezia Teatro).

Sempre nel campo dello spettacolo si inseriscono i progetti di installazioni luminose solitamente di grandi dimensioni di cui l’ultima itntitolata, AIRtist.

Parallelamente porta avanti una ricerca in campo fotografico orientata verso l’analisi sociale e il peso emotivo dell’immagine.

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